Intervista a Matteo Mecacci sulla riunione a Parigi del Gruppo di contatto sulla Libia.
2 settembre 2011
Per ascoltare l’intervista cliccare sul “tasto play”:
Intervista a Matteo Mecacci sull’insediamento del nuovo governo tibetano in esilio.
9 agosto 2011
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Intervista a Mecacci sul voto alla Camera sul decreto per il rifinanziamento delle missioni internazionali.
2 agosto 2011
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Intervista a Mecacci, al Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartico svoltosi a Tunisi.
22 luglio 2011
Cliccare sul tasto “play”, per ascoltare l’intervista di Matteo Mecacci al Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartico che si è tenuto dal 22 al 24 luglio 2011 a Tunisi:
Intervista a Matteo Mecacci sulle stragi di Oslo
22 luglio 2011
Cliccare sul “tasto play”, per ascoltare l’intervista a Matteo Mecacci – deputato radicale eletto nelle liste del pd e presidente della commissione su democrazia e diritti umani dell’Assemblea parlamentare dell’Osce – su quanto accaduto lo scorso 22 luglio ad Oslo.
Matteo Mecacci: Iraq:Risoluzione bipartisan, difendiamo il campo di Ashraf.
14 luglio 2011
Il Governo italiano condanni le operazioni militari irachene contro il campo di Ashraf in Iraq, dove si trovano 3.500 rifugiati iraniani, oppositori del regime di Teheran. Lo chiede una risoluzione bipartisan (n. 8-00135), che è stata presentata a prima firma di Matteo Mecacci, deputato radicale del gruppo Pd e che il 14 luglio 2011 è stata approvata in Commissione Esteri alla Camera dei Deputati.
L’ultimo attacco al campo di Ashraf risale all’8 aprile quando forze speciali irachene sono entrate “provocando l’uccisione di 35 persone e il ferimento grave di circa 340 tra i residenti indifesi”. Il problema è anche umanitario: “a seguito di quello che è un vero e proprio assedio e della totale chiusura della città risulta impossibile l’assistenza ai feriti. La popolazione non dispone di presidi sanitari per affrontare la complessità delle ferite da arma da fuoco provocate, mentre esistono enormi difficoltà per ricoverare i feriti più gravi negli ospedali militari delle forze degli Stati Uniti presenti in Iraq”. La risoluzione impegna il Governo “a fornire con la massima urgenza l’assistenza umanitaria ai residenti di Ashraf e, in particolare, a garantire l’accesso al servizio medico sanitario alla città ovvero a consentire ai feriti di potersi recare a proprie spese all’esterno per ricevere cure mediche in ospedali pubblici e cliniche private irachene o statunitensi”.
Qui di seguito il testo della Risoluzione:
La III Commissione (Affari esteri e comunitari),
premesso che:
i circa 3500 (di cui 1000 sono donne) residenti nel Campo di Ashraf godono della protezione internazionale ed in particolare della IV Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 sul diritto dei rifugiati e del suo Protocollo aggiuntivo del 1967, come riconosciuto dalla Commissione affari esteri nel corso della XVI legislatura con la risoluzione n. 8-00019, oltre che da risoluzioni del Parlamento europeo (risoluzioni del novembre 2010, aprile 2009, settembre 2008 e luglio 2007) e di altri Paesi europei, nonché dalle stesse forze statunitensi presenti in Iraq alle quali i residenti di Ashraf hanno consegnato volontariamente le armi a seguito della guerra in Iraq del 2003;
l’organizzazione dei Mojaheddin del popolo iraniano (OMPI), che si oppone al regime iraniano, a cui appartengono i residenti di Ashraf, è stata cancellata dalla lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea anche a seguito di una serie di iniziative politico diplomatiche che hanno visto il Parlamento italiano pienamente mobilitato per anni al fine di applicare appieno il diritto europeo in materia;
negli ultimi anni i residenti di Ashraf sono stati al centro di numerose provocazioni e intimidazioni sfociate a più riprese nell’ingiustificato uso della forza da parte dell’esercito iracheno;
in particolare, l’8 aprile 2011, forze speciali dell’esercito iracheno sono entrate nel Campo di Ashraf provocando l’uccisione di 35 persone e il ferimento grave di circa 340 tra i residenti indifesi;
il Governo iracheno, contravvenendo ai suoi impegni internazionali, sta mantenendo un ferreo presidio all’interno del campo e minaccia un nuovo attacco militare contro una popolazione inerme;
a seguito di quello che è un vero e proprio assedio e della totale chiusura della città risulta impossibile l’assistenza ai feriti. La popolazione non dispone di presidi sanitari per affrontare la complessità delle ferite da arma da fuoco provocate, mentre esistono enormi difficoltà per ricoverare i feriti più gravi negli ospedali militari delle forze degli Stati Uniti presenti in Iraq;
tra le angherie subite dai residenti di Ashraf vi è anche l’occupazione del cimitero;
la risoluzione n. 8-00019 ha impegnato il Governo italiano a collaborare «con l’Alto Commissariato per le Nazione Unite per i Rifugiati e con le altre Agenzie specializzate della Nazione Unite per trovare una soluzione duratura e soddisfacente alla situazione delle persone attualmente ospitate presso il Campo di Ashraf»;
occorre tener conto del coro unanime di condanna di quanto accaduto ed in particolare di quanto affermato dall’Alto Commissario per i diritti umani, Navy Pillay, dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune, Catherine Ashton, dalla Missione d’assistenza per Iraq delle Nazioni unite (UNAMI) e dalla delegazione per l’Iraq del Parlamento europeo guidata dall’eurodeputato scozzesse Struan Stevenson, che, il 10 maggio 2011, ha anche presentato una proposta di risoluzione per la questione di Ashraf che prevede, nel periodo delle negoziazioni, l’assunzione da parte delle Nazioni Unite, con il sostegno degli Stati Uniti e dell’Unione europea della protezione di Ashraf e nel lungo termine il loro possibile trasferimento in altri Paesi quali gli Stati Uniti, il Canada, gli Stati membri dell’Unione europea, la Svizzera, la Norvegia e l’Australia,
impegna il Governo:
a trasmettere al Governo iracheno le preoccupazioni espresse dalla Commissione e, in particolare, il richiamo all’impegno assunto ad evitare l’uso della forza nei confronti dei residenti di Ashraf, privilegiando la ricerca di una soluzione pacifica attraverso il dialogo;
a sostenere in sede internazionale e nel quadro della linea definita in sede UE iniziative che comtemperino la tutela dei residenti nel campo di Ashraf con il pieno rispetto della sovranità irachena, nonché del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani;
a fornire con la massima urgenza l’assistenza umanitaria ai residenti di Ashraf e, in particolare, a garantire l’accesso al servizio medico sanitario alla città ovvero a consentire ai feriti di potersi recare a proprie spese all’esterno per ricevere cure mediche in ospedali pubblici e cliniche private irachene o statunitensi, nonché a sensibilizzare l’Unione europea a promuovere analoga azione anche attraverso l’impulso del Commissario europeo per gli aiuti umanitari;
a valutare la possibilità, di concerto con le regioni, di prendere in cura almeno 40 feriti tra i più gravi, concedendo loro urgentemente un lascia passare temporaneo;
a continuare a ricercare, nel rispetto della sovranità dell’Iraq, una soluzione all’attuale situazione dei residenti di campo Ashraf nel pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, valutando anche, nel quadro della posizione definita in sede UE, la possibilità di misure a carattere umanitario per singoli individui detentori in Italia dello status di rifugiato.
(8-00135)
«Mecacci, Ciccioli, Zamparutti, Adornato, Colombo, Schirru, Pagano».
Matteo Mecacci, Intervista sul recepimento della Direttiva europea sui rimpatri dei cittadini stranieri extracomunitari clandestini.
12 luglio 2011
L’ordine del giorno dei lavori parlamentari prevede, tra l’altro, per la settimana che va dall’11 al 15 luglio 2011 la Conversione in legge del decreto-legge 23 giugno 2011, n. 89, recante disposizioni urgenti per il completamento dell’attuazione della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari (atto camera 4449 – A).
Qui di seguito, per visualizzare l’atto camera 4449-A: http://www.intra.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0050110.pdf.
Per ascoltare l’intervista a Matteo Mecacci sul recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari, cliccare sul “tasto play”:
Mecacci: la risposta del Governo all’interrogazione sugli arresti dei membri dell’opposizione in Bielorussia.
29 giugno 2011
Il 29 giugno 2011 l’interrogazione n. 5-04746 a prima firma di Matteo Mecacci, deputato radicale e relatore Osce su democrazia e diritti umani, e concernente la situazione politica in Bielorussia dopo le elezioni presidenziali del dicembre 2010 ha avuto una risposta presso la Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati.
Per visualizzare il testo dell’interrogazione, cliccare sul seguente link:
Qui di seguito la risposta presso la Commissione Affari Esteri:
• In merito a quanto rappresentato dall’Onorevole interrogante, si conferma che i risultati delle elezioni in Bielorussia del 19 dicembre hanno riconfermato il presidente uscente Lukashenko con il 79,67% delle preferenze, in un clima di tensione caratterizzato da numerosi fermi a seguito di incidenti tra i manifestanti sostenitori delle opposizioni e le forze dell’ordine. In tale contesto assume una particolare gravità la circostanza dell’arresto della maggioranza dei candidati dell’opposizione. Contro le violenze e gli arresti arbitrari l’Italia si è da subito attivata prendendo posizione sia autonomamente che nei fori multilaterali in grado di influenzare il corso degli eventi in Bielorussia.
• Il Ministro Frattini ha reagito immediatamente, qualificando il 20 dicembre scorso come “inaccettabili” gli episodi di violenza della vigilia. Ha inoltre affermato che “tali eventi danneggiano il clima di fiducia ed ostacolano qualsiasi processo di reintegrazione della Bielorussia nella comunità internazionale”. Tali preoccupazioni sono state ribadire dal Ministro degli Esteri in occasione del colloquio avuto col suo omologo bielorusso Martynov, in visita a Roma il 22 dicembre per una cerimonia, prevista da tempo, con le famiglie di bambini bielorussi adottati in Italia.
• Anche a seguito delle condanne del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa, con l’attivo contributo dell’Italia, il 31 gennaio di quest’anno, il Consiglio Affari Esteri dell’UE ha inviato un messaggio chiaro alla dirigenza bielorussa, adottando sanzioni – restrizioni ai viaggi e congelamento dei beni – nei suoi confronti (117 persone, cui si aggiungono le 41 persone oggetto di precedenti sanzioni, la cui efficacia è stata ripristinata). Fra le persone direttamente colpite dalle sanzioni figura anche il Presidente Lukashenko.
• A fronte della mancanza di progressi da parte di Minsk, al Consiglio Affari esteri di marzo, l’Italia ha favorito l’inclusione di altre 19 personalità nella lista dei destinatari delle misure restrittive: si tratta, in particolare, di magistrati, giornalisti e alcuni rettori di Atenei rei di avere contribuito alla repressione delle opposizioni e espulso alcuni studenti partecipanti alle manifestazioni del 19 dicembre dalle Università.
• In maggio, a fronte della condanna a 5 anni di reclusione contro il candidato presidenziale dell’opposizione Sannikov (seguita da quella di altri due candidati presidenziali: Mika1ay Statkevich e Dzmitry Uss), il Ministro Frattini ha preso subito posizione contro una sentenza “politicamente motivata e contraria ai principi europei dello Stato di diritto, volti alla tutela dei diritti fondamentali dei singoli individui, tra cui rientra la pacifica espressione delle proprie opinioni politiche”. Le “motivazioni politiche” della sentenza sono state stigmatizzate anche dall’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’UE, Lady Ashton.
• Alla condanna di Sannikov il Consiglio Affari Esteri del 23 maggio ha immediatamente reagito con l’inserimento, di ulteriori 13 funzionari coinvolti nella repressione postelettorale di dicembre, nella lista dei destinatari delle misure restrittive già decise in gennaio.
• Al recente Consiglio Affari Esteri dell’DE del 20 giugno è stato quindi deciso un inasprimento della pressione sanzionatoria con l’adozione di nuove misure di carattere economico, da affiancare ad un’ulteriore estensione della lista di persone oggetto di restrizione ai viaggi e congelamento beni. Sono stati infatti decisi: l’introduzione di un embargo sulla vendita di armi e materiali utilizzabili per la repressione interna; restrizioni in materia di prestiti alla Bielorussia da parte della BEI e della BERS; misure sanzionatorie nei confronti di tre imprese, la “Beltechexport”, la “PUE BT Communication” e la “CJSC Sport-pari” di proprietà dell’uomo d’affari Vladimir Petfiev (ritenuto il probabile maggior finanziatore della famiglia Lukashenko).
• In parallelo all’evoluzione dell’atteggiamento della UE, anche in sede OSCE le relazioni con la Bielorussia hanno conosciuto un netto peggioramento, a causa anche della decisione di Minsk di chiedere la chiusura dell’Ufficio OSCE in Bielorussia. L’atteggiamento delle autorità bielorusse ha contribuito ad un ulteriore irrigidimento delle rispettive posizioni e il 6 aprile veniva attivato il “Meccanismo di Mosca”. Tale strumento, che ha carattere di eccezionalità e che può essere messo in atto da un gruppo ristretto di Paesi senza il consenso dello Stato ricevente, prevede l’invio di esperti dell’OSCE, con l’incarico di monitorare la situazione dei diritti umani nel Paese. Malgrado la netta opposizione di Minsk a collaborare abbia impedito la creazione di una Commissione di esperti, è stato presentato un rapporto indipendente sulla situazione nel Paese al Consiglio Permanente dell’OSCE del 16 giugno. Accolto con favore dai 14 Paesi che avevano chiesto l’attivazione del “Meccanismo di Mosca”, questo è stato invece criticato da alcune delegazioni di Paesi europei orientali extra-UE e in particolare dalla Russia.
• Infine, in sede ONU, nel corso dell’ultima sessione del Consiglio Diritti Umani, conclusasi il 17 giugno, l’Unione Europea, con l’attivo contributo dell’Italia, ha promosso l’adozione di una risoluzione sulla situazione in Bielorussia che condanna le violazioni dei diritti umani a seguito delle presidenziali del dicembre 2010 ed esorta le autorità di Minsk a cessare la persecuzione di forze democratiche, società civile e attivisti dei diritti umani, a rilasciare i prigionieri politici, a indagare in modo imparziale e trasparente sui presunti casi di tortura e maltrattamenti, a rispettare le libertà di espressione e associazione. La risoluzione richiede quindi all’Alto Commissariato per i Diritti Umani di presentare, nel contesto di un dibattito interattivo, un rapporto sulla situazione dei diritti umani in Bielorussia nel corso delle sessioni di settembre 2011 e giugno 2012. La risoluzione esorta infine la Bielorussia a cooperare pienamente con il Consiglio Diritti Umani, con gli organi convenzionali ONU di tutela dei diritti umani e con l’Alto Commissariato, consentendo loro di visitare il Paese. La Risoluzione è stata adottata con 21 voti a favore, 19 astensioni (per la maggior parte di Paesi africani e asiatici) e 5 voti contrari, tra cui Cina, Russia e Cuba.
• Sul piano generale, e Come si evince dalle concorrenti iniziative avviate nei vari fori multilaterali di riferimento, l’Italia ha sempre mantenuto nei confronti della dirigenza bielorussa una linea improntata a fermezza ed equilibrio. Il Governo considera necessario continuare con una politica di “confronto critico” che bilanci la necessità di inviare un segnale di ferma condanna, mediante una pressione sanzionatoria progressivamente accresciuta nei confronti di coloro che hanno avuto precise responsabilità nella repressione postelettorale, con la necessità di mantenere aperto un dialogo, nella consapevolezza che un isolamento della Bielorussia rischierebbe effetti controproducenti. Peraltro le pressioni sanzionatorie non esplicherebbero tutta la loro efficacia se non venissero controbilanciate dall’incentivo della loro revocabilità a fronte dei comportamenti “virtuosi” attesi.
Biografia
22 giugno 2011
MATTEO MECACCI (Firenze, 21 febbraio 1975) è un politico italiano ed esperto di relazioni internazionali.
Dal 2001 al 2008 è stato responsabile per il Partito Radicale Transnazionale presso la sede dell’Onu a New York City, dove ha coordinato e partecipato a diverse campagne concernenti la promozione della democrazia e la tutela dei diritti umani, come ad esempio la creazione della Corte penale internazionale e la campagna per la moratoria universale della pena di morte, che ha portato all’adozione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 18 dicembre 2007, di una Risoluzione che chiede ai paesi membri delle Nazioni Unite la Moratoria universale della pena di morte e che ha ricevuto il voto favorevole di oltre 100 paesi.
Dagli Stati Uniti è stato tra i promotori di una coalizione di ONG internazionali a favore della riforma delle Nazioni Unite e in particolare della Commissione per i Diritti Umani dell’ONU, poi riformata con la creazione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.
E’ stato tra i promotori della creazione dell’International Steering Committee della Comunità delle Democrazie – http://isc-cd.org/ – una coalizione di paesi Democratici promossa alla fine degli anni’90 dall’Amministrazione americana e da una serie di paesi di nuova democrazia.
È stato eletto deputato nella delegazione Radicale all’interno delle liste del Partito Democratico in occasione delle elezioni politiche 2008, nel collegio Lazio 2 (Rieti, Viterbo, Latina, Frosinone), ed è attualmente componente della III Commissione Affari esteri della Camera dei deputati e della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare dell’OSCE.
Appena eletto è stato nominato Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per il Tibet al Parlamento italiano che comprende oltre 120 tra Deputati e Senatori. Una Mozione a sua prima firma è stata approvata all’unanimità il 10 marzo 2008 dalla Camera dei Deputati in occasione della Ricorrenza del 50° anniversario dell’Insurrezione di Lhasa.
Nel Novembre del 2009 ha organizzato a Roma, presso la Camera dei Deputati il 5° Congresso Mondiale dei Parlamentari sul Tibet che ha visto la partecipazione di oltre 100 Parlamentari da oltre 30 paesi. In quella sede è stata promossa la costituzione del Network internazionale di parlamentari sul Tibet (INPaT) – www.inpatnet.org – di cui nel giugno 2010 è divenuto Co-Presidente insieme al Parlamentare Europeo Thomas Mann”.
Da deputato, nel gennaio 2009 è venuto alla ribalta per aver organizzato l’ostruzionismo parlamentare contro l’approvazione del Trattato di amicizia fra Italia e Libia firmato da Silvio Berlusconi e dal colonnello Gheddafi.
Il 20 gennaio 2009 ha promosso e organizzato, con il Partito Radicale Transnazionale una manifestazione pubblica contro l’accordo d’amicizia tra Berlusconi e Gheddafi.
Il 9 novembre 2010, con 274 sì e 261 no, è approvata alla Camera una mozione da lui presentata, nonostante il parere contrario del Governo italiano e dei gruppi Parlamentari di maggioranza, proprio sul trattato di amicizia Italia – Libia, che prevede l’impegno a chiarire i termini degli accordi.
Il 2 luglio 2009, a Vilnius (Lituania) è eletto relatore della Commissione democrazia, diritti umani e questioni umanitarie dell’OSCE. Tale ruolo è stato riconfermato all’unanimità dall’Assemblea Parlamentare nel luglio 2010 ad Oslo dove è stato anche eletto Presidente del Gruppo Liberale e Democratico dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE.
Nel settembre 2009 e 2010 ha rappresentato l’Assemblea Parlamentare dell’Osce alla Riunione dell’Odhir a Varsavia.
Con l’Assemblea Parlamentare dell’OSCE ha partecipato a numerose missioni di monitoraggio elettorale: tra queste, in Moldavia (luglio 2009) nel Regno Unito (maggio 2010), in Bosnia – Erzegovina (ottobre 2010), negli Stati Uniti (novembre 2010), in Bielorussia (dicembre 2010), in Kazakhstan come Vice capodelegazione della missione OSCE (aprile 2011), in Macedonia e in Turchia (giugno 2011).
Nel Marzo 2011 ha partecipato come Consulente Internazionale alla Conferenza Nazionale di riforma della Costituzione ad Accra, in Ghana. Nel Maggio 2011 ha tenuto una lezione sul ruolo dell’OSCE nell’ambito del Master in Peacekeeping and Security Studies presso la Facoltà di Scienze Politiche – Università degli Studi Roma Tre.
Nel corso degli ultimi 10 anni, ha partecipato a numerose conferenze governative, parlamentari e non governative in diverse parti del mondo, su tematiche legate alla promozione della democrazia e la protezione dei diritti umani, sia in sede di Nazioni Unite che di Unione Europea.
Qui di seguito la versione in lingua inglese:
Matteo Mecacci (Florence, 21 February, 1975) is an Italian politician and an expert on international relations.
From 2001 to 2008 he was the representative of the Transnational Radical Party at the United Nations in New York, where he coordinated and took part in various campaigns to foster democracy and the protection of human rights, such as the establishment of the International Criminal Court and the campaign for a Universal Moratorium on the death penalty, which led to the adoption of the resolution of the United Nations General Assembly on 18 December 2007, urging the United Nations member states to impose a Universal Moratorium on capital punishment, which won the support of more than 100 countries.
In the United States he was among the promoters of a coalition of international NGOs advocating the reform of the United Nations, and in particular the United Nations Commission on Human Rights, which was subsequently reformed with the establishment of the United Nations Human Rights Council. He was one of the promoters of the International Steering Committee of the Community of Democracies – http://isc-cd.org/ -, a coalition of democratic countries promoted at the end of the 1990s by the American administration and by a number of newly democratic countries.
He was elected Deputy for the Radical Party delegation on the Democratic Party lists at the 2008 general elections for the “Lazio 2” constituency (Rieti, Viterbo, Latina, Frosinone), and is presently a member of the Foreign Affairs Committee of the Chamber of Deputies and of the Italian Delegation to the OSCE Parliamentary Assembly.
On being elected he was appointed Chairperson of the Italian Parliamentary Intergroup for Tibet, which comprises more than 120 Deputies and Senators. The first motion he signed was unanimously approved on 10 March, 2008 by the Chamber of Deputies coinciding with the 50th anniversary of the Lhasa Insurrection.
In November 2009 he organised the 5th World Congress of Parliamentarians on Tibet at the Chamber of Deputies in Rome, which was attended by over 100 parliamentarians from more than 30 countries. That Congress resolved to establish an International Network of Parliamentarians on Tibet (INPaT) – www.inpatnet.org -, of which he became Co-President in June 2010 together with MEP Thomas Mann.
As a Member of Parliament, he hit the headlines in January 2009 when he organised parliamentary filibustering against the adoption of the Treaty of Friendship between Italy and Libya signed by Silvio Berlusconi and Colonel Gaddafi.
On 20 January, 2009, jointly with the Transnational Radical Party, he promoted and organised a public demonstration against the friendship agreement between Berlusconi and Gaddafi.
On 9 November, 2010, he tabled a motion in the Chamber of Deputies which was carried with 274 votes for and 261 against, despite the opposition of the Italian government and the parliamentary groups in the majority coalition, specifically on the Italy-Libya Friendship Treaty, entailing a commitment to clarify the terms of the agreements entered into.
On 2 July, 2009 in Vilnius (Lithuania) he was elected Rapporteur of the OSCE Committee on Democracy, Human Rights and Humanitarian Questions. He was unanimously reappointed by the Parliamentary Assembly in July 2010 in Oslo, where he was also elected Chairperson of the Liberal and Democratic Group of the OSCE Parliamentary Assembly.
As a member of the OSCE Parliamentary Assembly he took part in numerous electoral monitoring missions, including Moldavia (July 2009), the United Kingdom (May 2010), Bosnia and Herzegovina (October 2010), the United States (November 2010), Belarus (December 2010), Kazakhstan, as the Deputy Head of Delegation of the OSCE mission (April 2011), Macedonia and Turkey (June 2011).
In March 2011 he attended the National Conference on the Reform of the Constitution at Accra, Ghana, as an International Consultant. In May 2011 he gave a lecture on the role of the OSCE for the Master’s Degree course on Peacekeeping and Security Studies at the Faculty of Political Science, Università degli Studi Roma Tre.
Over the past 10 years he has attended numerous governmental, parliamentary and non-governmental conferences in different parts of the world on issues linked to the promotion of democracy and the protection of human rights, for both the United Nations and the European Union.
Mecacci: sulla situazione politica in Bielorussia incontro con Claude Robinet.
30 maggio 2011
Il costante impegno di Matteo Mecacci, deputato radicale e relatore OSCE su democrazia e diritti umani, sulla questione bielorussa è continuato di recente con l’incontro di Claude Robinet, parroco della chiesa cattolica russa di San’Antonio Abate. A seguito di tale incontro ne è, poi, scaturita un’intervista ai microfoni di radioradicale dove i temi principali sono stati: la repressione del dissenso in Bielorussia, le condanne al carcere dei candidati che osarono sfidare il presidente Lukashenko alle ultime elezioni del 2010, la visita di Lukashenko in Vaticano, l’esperienza di padre Robinet come responsabile della redazione bielorussa di Radio Vaticana e la situazione della chiesa cattolica ed i rapporti con la chiesa ortodossa in Bielorussia.
Qui di seguito, per ascoltare l’intervista di Claude Robinet:




