OSCE: MECACCI: Rapporto su “Rafforzare l’efficacia e l’efficienza dell’OSCE – Un nuovo inizio dopo il Vertice di Astana”
6 luglio 2011
RAPPORTO PER LA COMMISSIONE GENERALE DELL’OSCE SULLA DEMOCRAZIA, I DIRITTI UMANI E LE QUESTIONI UMANITARIE.
Relatore: On. Matteo Mecacci (Italia)
Belgrado, 6-10 LUGLIO 2011
A partire dal 1975, con l’Atto finale di Helsinki (1), l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha considerato i diritti umani e le libertà fondamentali come interessi centrali e legittimi nelle relazioni internazionali tra gli Stati, nonché un importante elemento per garantire la sicurezza nella regione euro-asiatica. In particolare, l’OSCE ha sviluppato nel corso degli anni una serie di strumenti per monitorare l’attuazione degli impegni che gli Stati partecipanti hanno assunto nell’ambito dei diritti umani e della democrazia.
Negli anni Novanta gli sviluppi della situazione politica in Europa hanno determinato cambiamenti fondamentali all’interno dell’OSCE, e il rafforzamento del suo ruolo nel settore dei diritti umani e della democrazia attraverso l’istituzione di nuove procedure e meccanismi. Fra questi va considerato il cosiddetto “Meccanismo della dimensione umana”.
La centralità che l’OSCE ha conferito alla cosiddetta “Dimensione Umana” deriva dalla constatazione che nella maggior parte dei casi le crisi o i conflitti emergenti, derivano da fenomeni che spesso includono gravi violazioni dei diritti fondamentali. L’eliminazione o il contenimento preventivo di tali violazioni può assicurare in concreto un’efficace azione per trovare una soluzione a questi conflitti.
Nell’ambito dei meccanismi preventivi e d’intervento che l’OSCE ha istituito all’interno della Dimensione Umana si prevedono varie istituzioni e che insieme e attraverso le missioni OSCE che operano sul terreno, cercano di svolgere il loro ruolo.
Le missioni OSCE presenti sul terreno sono infatti un altro strumento fondamentale per le attività dell’Organizzazione. Le missioni possono fornire alle parti in causa un importante supporto di assistenza tecnica (sotto forma di informazioni, pareri e perizie) nell’ambito della tutela dei diritti dell’uomo, della difesa dei diritti delle minoranze nazionali, della libertà dei media e delle elezioni democratiche. Le missioni dispongono inoltre di una serie di strumenti per vigilare sul mantenimento e sullo sviluppo dei processi di democratizzazione, quali ad esempio il monitoraggio dei processi e delle istituzioni giudiziarie (il cosiddetto court monitoring) o l’esame delle denunce di violazioni di diritti umani presentate da individui o associazioni (i cosiddetti human rights complaints), oltre che naturalmente l’attività di monitoraggio elettorale.
Il Meccanismo della Dimensione Umana noto anche come Meccanismo di Vienna – istituito nel Documento Conclusivo di Vienna del 1989 – mira ad assicurare il rispetto degli impegni degli Stati sui diritti umani e si articola in quattro fasi: denuncia di uno Stato membro da parte di un altro; risposta scritta del primo al secondo ed eventuale incontro bilaterale; trasmissione della denuncia agli altri stati OSCE; discussione della questione in occasione delle riunioni della Conferenza sui diritti umani dell’OSCE.
Il meccanismo di Vienna è stato in seguito emendato nel 1990 con il Documento della Riunione di Copenhagen della Conferenza sulla dimensione umana dell’OSCE (2), e nel 1991 con il Documento della Riunione di Mosca della Conferenza sulla dimensione umana dell’OSCE, con cui fu istituito il Meccanismo di Mosca.
Il Meccanismo di Mosca (3) è pertanto considerato un sviluppo del Meccanismo di Vienna, e prevede in concreto che gli Stati partecipanti abbiano la possibilità di costituire missioni ad hoc di esperti indipendenti per contribuire alla risoluzione di un problema consistente in gravi e persistenti violazioni dei diritti umani.
Oltre a questi meccanismi, vi è un ulteriore strumento da considerare, il cosiddetto Meccanismo di Berlino (4), adottato nel giugno 1991 in occasione della riunione di Berlino del Consiglio OSCE dei Ministri degli Esteri, e con il quale vengono definite le misure applicabili in caso di gravi situazioni di emergenza che possano derivare dalla violazione di uno dei principi sanciti dall’Atto finale di Helsinki, o in conseguenza di gravi disordini che pregiudichino la pace, la sicurezza o la stabilità (5).
Nel corso degli anni Novanta, anche grazie all’istituzione di tali procedure e meccanismi, l’OSCE ha svolto un ruolo decisivo nella promozione e nel rafforzamento del processo di democratizzazione, in particolare nei Paesi dell’Europa orientale. L’OSCE ha mantenuto e ampliato nel corso degli anni tale ruolo in tutta l’area euro-asiatica, in particolare negli ultimi anni, quando è stata chiamata a svolgere un ruolo più attivo nell’area asiatica, ossia nei paesi del Caucaso e nelle cinque repubbliche dell’Asia centrale. In questa zona, che è stata a lungo assente dall’agenda geo-strategica dei grandi attori politici mondiali, l’OSCE vanta una solida esperienza nell’assistenza alla sicurezza e per lo sviluppo del processo di democratizzazione.
Tuttavia, va detto che l’evolversi della situazione politica nell’area OSCE ha fatto sì che nel corso degli ultimi anni aumentasse il timore che l’organizzazione possa avere perso definitivamente la capacità d’intervenire in modo incisivo e concreto nell’ambito delle più gravi crisi politiche che hanno continuato ad emergere, non ultimo nel campo della Dimensione Umana.
Nel primo Vertice OSCE che si è tenuto ad Astana dall’1 al 2 dicembre 2010, dopo tanti anni di riunioni a livello politico minore (6), si è dunque posta in evidenza la necessità di rilanciare il ruolo politico dell’Organizzazione, anche se, nonostante la presenza di oltre trenta Capi di stato e di governo degli Stati membri, va detto che la risposta politica è stata insoddisfacente e parziale.
L’adozione della Dichiarazione commemorativa di Astana non ha, infatti, rappresentato una svolta politica, poiché non è riuscita a proporre una proposta di riforma dell’Organizzazione quanto mai necessaria per garantire il rispetto degli impegni assunti dagli Stati membri.
E’ necessario, quindi, cogliere l’opportunità rappresentata sia dal Vertice di Astana, nonché dalle crisi politiche che stanno emergendo in tutta l’area al confine meridionale dell’area OSCE, per formulare alcune proposte finalizzate ad aumentare la rilevanza politica di questa Organizzazione in ambito internazionale, in particolare nel campo della Dimensione Umana. Il fatto che centinaia di migliaia di persone nel mondo arabo si siano riversate per le strade per chiedere il rispetto dei valori democratici e per denunciare la corruzione dei propri Governi, non deve essere infatti sottovalutato da un’organizzazione come l’OSCE, che ha messo il rispetto di questi valori al centro del suo mandato.
Gli eventi in corso in Nord Africa e Medio Oriente fanno, infatti, parte di un movimento mondiale che si è sviluppato negli ultimi decenni e che i sociologi e i politici hanno definito “ondate di democratizzazione”. Tale processo – il cui esito positivo non può essere dato per scontato – ha toccato negli ultimi decenni, in parte o totalmente, tutti i continenti, dal Sudamerica all’Asia, dall’Africa all’Europa orientale, e ora sta riguardando anche il Nord Africa e il Medio Oriente. In particolare, negli ultimi mesi, i movimenti popolari che hanno chiesto la democratizzazione di quesi paesi hanno interessato l’Egitto, la Tunisia e la Libia, sul cui territorio – è intervenuta a seguito dell’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – la NATO per cercare di proteggere la popolazione libica dalla repressione della rivolta da parte di Gheddafi.
A questo proposito va sottolineato che nel Consiglio dei Ministri del 1997 svoltosi a Copenaghen l’OSCE ha formulato per la prima volta la proposta di sviluppare relazioni più strette tra le organizzazioni operanti nel campo della sicurezza, come ad esempio la NATO, ed è con l’adozione della “Carta per la sicurezza europea” nel novembre 1999 ad Istanbul, che si è ribadito l’assoluta necessità dello sviluppo della cooperazione tra organizzazioni internazionali nel quadro delle rispettive competenze, e ai sensi del Capitolo VIII della Carta delle Nazioni Unite.
La missione OSCE in Kosovo (OSCE MIK), istituita ufficialmente dal Consiglio Permanente l’1 luglio 1999, è l’esempio di una missione, dove l’OSCE non solo per la prima volta è stata parte integrante di una missione condotta sotto l’egida delle Nazioni Unite (UNMIK), ma anche dove quest’ultima ha cooperato con la NATO, per esempio essendo stato previsto che la Zona di comunicazione ovest della Forza di stabilizzazione in Kosovo (KFOR) con base a Durrës fornisse all’OSCE un servizio di elicotteri per consentire le necessarie evacuazioni di infermi/feriti in caso di incidenti nonché per garantire visite saltuarie alle zone più remote del Paese (7).
L’OSCE e la NATO hanno cooperato efficacemente anche in Bosnia-Erzegovina, Albania, Repubblica Ex Jugoslava di Macedonia e Moldavia, tutti paesi che ad oggi sono diventati membri associati dell’Alleanza Atlantica. Questi esempi dimostrano come sia possibile, e a mio avviso opportuno, immaginare che la cooperazione tra OSCE e NATO possa estendersi.
La situazione in Libia – come tutto il Medio Oriente – si presenta quindi come un terreno in cui l’OSCE, anche attraverso la collaborazione con altre Organizzazioni regionali, dovrebbe essere chiamata a svolgere un ruolo nei processi di transizione verso la democrazia.
Tornando all’attualità interna all’area OSCE, abbiamo visto anche che recentemente, in Bielorussia i cittadini sono scesi nelle strade di Minsk per chiedere la revisione dei risultati elettorali e il rispetto della democrazia e dello Stato di diritto da parte delle autorità governative.
Per quanto riguarda lo svolgimento delle elezioni presidenziali il 18 dicembre 2010, l’OSCE ha espresso una valutazione molto critica, rilevando gravi carenze nel processo democratico sia durante la campagna elettorale, sia durante la giornata del voto (8); purtroppo, successivamente alle critiche mosse dagli osservatori OSCE al processo elettorale, il Governo Bielorusso ha disposto l’immediata chiusura dell’Ufficio dell’OSCE a Minsk, dichiarandone esaurito il mandato.
Sulla situazione in Bielorussia, che ha visto l’arresto di molti esponenti dell’opposizione a seguito delle manifestazioni del 19 dicembre 2010, il 6 aprile 2011, a Vienna, 14 Stati partecipanti dell’OSCE – Repubblica ceca, Germania, Stati Uniti d’America, Canada, Danimarca, Finlandia, Gran Bretagna, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, e Svezia -, hanno richiesto l’attivazione – dopo molti in cui non era più accaduto – del Meccanismo di Mosca; chiedendo, nello specifico, di verificare il rispetto della libertà di associazione di espressione e dello stato di diritto all’interno del paese. La risposta negativa dell’8 aprile scorso (9)da parte del Governo bielorusso, ha confermato ancora una volta le grandi difficoltà dell’OSCE ad operare in modo efficace laddove emergano crisi relative al rispetto dei diritti umani.
Dalle varie situazioni menzionate, emerge a mio avviso un’importante conclusione: che non ci può essere stabilità e sicurezza laddove manchi il rispetto della democrazia e dello Stato di diritto e dove non possono svilupparsi un potere giudiziario indipendente e la libertà di stampa.
Al fine di garantire la tutela di questi valori all’interno dell’area OSCE, occorre anche assicurare l’efficace funzionamento delle Missioni sul campo, e a tal proposito una delle sfide che l’OSCE dovrà affrontare nell’immediato in futuro è sicuramente costituita proprio dal fatto che nessuna missione sul terreno può essere autorizzata senza il consenso di tutti e 56 gli Stati membri. La conseguenza della costante applicazione di tale norma consensuale può tradursi, dunque, nella progressiva marginalizzazione del ruolo che l’OSCE può svolgere, proprio nei casi in cui dove la sua azione e la sua presenza sarebbero invece più importanti e cruciali per aiutare a risolvere una crisi politica.
Per tutte queste ragioni, occorre ricordare che l’azione dell’OSCE potrebbe comunque svolgersi ed essere esercitata facendo ricorso, dove necessario, alla procedura del cosiddetto “Consenso meno uno”, che fu introdotta dal Consiglio dei Ministri che si svolse a Praga dal 30 al 31 gennaio 1992. Si tratta di una procedura che prevede la possibilità, per il Consiglio o per il Comitato degli Alti Funzionari, di adottare una iniziativa politica, anche in mancanza del consenso dello Stato interessato, in caso di violazioni chiare, gravi e non sanate d’impegni OSCE (10).
Conclusioni
Per essere in grado di affrontare le nuove sfide politiche emergenti all’interno e all’esterno della sua area, è fondamentale che l’OSCE sappia, sulla base della propria esperienza e grazie sull’evoluzione che è avvenuta nel corso degli anni, riattivare ed utilizzare tutte le procedure e i meccanismi che ha istituito dal 1975 sino ad oggi, in particolare nel campo della “Dimensione Umana”.
È, quindi, necessaria una risposta adeguata alle nuove esigenze che stanno emergendo, e che richiedono un aperto e concreto sostegno da parte dell’OSCE ai processi di democratizzazione quale necessario complemento per garantire la sicurezza in tutta la regione, a partire dai paesi che si trovano al confine meridionale dell’area OSCE a sviluppare lo Stato di diritto.
Sarebbe un gravissimo errore se l’OSCE non prendesse l’iniziativa al massimo livello politico e non tendesse la mano ai nostri Partner mediterranei, offrendo loro una cooperazione politica ad alto livello per garantire che il processo di transizione dai regimi autoritari possa davvero portare alla democratizzazione di una regione che è comunque strategica per la nostra Organizzazione.
Al fine di promuovere e rafforzare questi processi di democratizzazione e di integrazione dell’area Mediterranea con l’OSCE, nonché di tutti quei valori che sono al centro del mandato della nostra organizzazione, occorre incoraggiare e sviluppare costantemente anche la cooperazione tra l’OSCE e le organizzazioni internazionali, nel quadro delle rispettive competenze, per intervenire laddove sia necessario.
Credo, infatti, che promuovere, in linea con i principi e con i principi fondativi delle Nazioni Unite, uno sviluppo della collaborazione politica nelle regioni dove i principi fondativi dell’OSCE non sono ancora realtà – nonostante vi sia una qualche forma di collaborazione, come nel caso dei Partner Mediterranei – rappresenta il miglior modo, e la migliore garanzia per riscoprire l’importanza della loro piena attuazione anche al nostro interno.
Note del Rapporto:
(1) L’Atto stabilisce il “Decalogo di Helsinki” ossia i seguenti principi: eguaglianza sovrana, rispetto dei diritti inerenti alla sovranità, non ricorso alla minaccia o all’uso della forza, inviolabilità delle frontiere, integrità
territoriale degli Stati, composizione pacifica delle controversie, non ingerenza negli affari interni, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo, eguaglianza dei diritti e autodeterminazione dei popoli, cooperazione fra gli Stati, esecuzione in buona fede degli obblighi di diritto internazionale.
(2) Nel Documento finale di Copenhagen si aggiungono tre clausole al Meccanismo di Vienna: gli Stati sono tenuti a rispondere ad una richiesta di informazioni da parte del Meccanismo di Vienna per iscritto ed entro quattro settimane dall’inoltro della richiesta; incontri bilaterali tra i due Stati in questione devono organizzarsi al più presto possibile, non oltre tre settimane dalla richiesta; gli incontri bilaterali sono tenuti ad attenersi all’argomento concordato in precedenza.
(3) Il meccanismo di Mosca è stato utilizzato da: 1. dodici Stati della Comunità europea e gli Stati Uniti d’America in merito alle notizie di atrocità e attacchi contro civili inermi che sono stati perpetrati in Croazia e Bosnia-Erzegovina (1992); 2. l’Estonia al fine di studiare la propria legislazione e confrontarla con le norme universalmente accettate in materia di diritti dell’uomo (1992); 3. la Moldavia al fine di analizzare la legislazione vigente, le relazioni interetniche e l’attuazione dei diritti delle minoranze sul territorio della Moldavia (1993), e poi nel giugno 1993, il Comitato degli Alti Funzionari dell’OSCE ha utilizzato il suddetto meccanismo nei confronti della Serbia – Montenegro, per indagare sulle denunce di violazioni dei diritti umani; 4. dieci Stati facenti parte dell’OSCE (Germania, Stati Uniti d’America, Austria, Canada, Regno Unito, Grecia, Irlanda, Italia, Norvegia, Svezia), nei confronti del Turkmenistan, per esaminare le preoccupazioni suscitate dalle indagini relative al presunto attentato contro il presidente Niyazov del 25 novembre 2002, e per valutare tutte le questioni relative allo svolgimento delle indagini (dicembre 2002 – marzo 2003).
(4) Il meccanismo di Berlino è stato utilizzato: 1. il 28 giugno 1991: il Lussemburgo ha chiesto chiarimenti alla Repubblica socialista federale di Iugoslavia in seguito al conflitto in quel paese; 2. il 4 maggio 1992: l’Austria ha chiesto la convocazione di una riunione d’emergenza in merito alla situazione in Bosnia-Erzegovina; 3. il 6 aprile 1993: l’Azerbaigian ha chiesto una riunione d’emergenza del Comitato degli Alti Funzionari in relazione alla situazione nella regione caucasica Nagorno-Karabakh; 4. il 25 novembre 1994, nel corso della Riunione di supervisione di Budapest, la Bosnia-Erzegovina ha chiesto la convocazione di una riunione d’emergenza del Comitato degli Alti Funzionari in relazione alla situazione nella zona di Bihać; 5. il 21 aprile 1999, la Federazione russa ha invocato il meccanismo di Berlino per ottenere chiarimenti da parte di Germania, Stati Uniti d’America, Belgio, Canada, Danimarca, Spagna, Francia, Regno Unito, Grecia, Ungheria, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Turchia, Islanda e Lussemburgo in merito alle operazioni militari della NATO nella Repubblica federale di Iugoslavia. Due giorni dopo i paesi interpellati hanno fornito risposte.
(5) Il meccanismo di Berlino prevede che uno Stato partecipante dell’OSCE, qualora ritenga che si stia sviluppando una situazione di emergenza, possa sollecitare chiarimenti da parte dello Stato o degli Stati interessati. Lo Stato o gli Stati interpellati dovranno fornire entro 48 ore tutte le informazioni utili al fine di chiarire la situazione. Qualora la situazione dovesse rimanere insoluta, a seguito della riunione di Budapest del 1994 ogni Stato coinvolto nella procedura ha la possibilità di richiedere al CIO (Presidente di turno) la convocazione di una riunione d’emergenza del Comitato degli Alti Funzionari (attualmente Consiglio permanente).
(6) Il Vertice di Astana è stato il primo tenuto dall’OSCE dopo il Vertice di Istanbul del 1999.
(7) Cfr. http://www.osce.org/it/secretariat/14524
(8) Cfr. http://www.osce.org/odihr/elections/74656
(9) Cfr. http://www.osce.org/pc/76973
(10) Queste iniziative non possono però naturalmente svolgersi all’interno del territorio dello Stato coinvolto in assenza del suo consenso, ma possono comunque essere iniziative di grande rilevanza politica. Tale procedura fu invocata una sola volta nel 1992 nei confronti della Repubblica socialista federale di Iugoslavia.
Per la versione in lingua inglese, cliccare sul seguente link:
OSCE: MECACCI: Risoluzione su “Rafforzare l’efficacia e l’efficienza dell’OSCE–Un nuovo inizio dopo il Vertice di Astana”
6 luglio 2011
PROGETTO DI RISOLUZIONE PER LA COMMISSIONE GENERALE SU DEMOCRAZIA, DIRITTI UMANI E QUESTIONI UMANITARIE.
Relatore: On. Matteo Mecacci (Italia)
Belgrado, 6-10 luglio 2011
44. Ricordando che dal 1975, con l’Atto Finale di Helsinki, l’OSCE ritiene che il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali sia uno dei principi che dovrebbero governare le relazioni tra gli Stati,
45. Pienamente consapevole del fatto che i diritti umani e le libertà fondamentali vengono ancora regolarmente violati in alcune parti dell’area OSCE,
46. Rilevando che, nel corso degli anni Novanta, l’OSCE ha istituito una serie di strumenti per monitorare l’attuazione degli impegni che gli Stati partecipanti hanno assunto nel settore dei diritti umani e della democrazia (la Dimensione Umana),
47. Ricordando, tra questi strumenti, il meccanismo di Mosca, messo a punto durante la Riunione di Mosca della Conferenza sulla dimensione umana, nel 1991, e il meccanismo di Berlino, adottato nel giugno 1991, in occasione della riunione di Berlino del Consiglio OSCE dei Ministri degli Esteri,
48. Ribadendo che la possibilità dell’OSCE di agire, anche a tutela dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, è stata ulteriormente sviluppata con l’adozione del “Documento di Praga su un ulteriore sviluppo delle istituzioni e delle strutture dell’OSCE” (30 e 31 gennaio 1992), che ha introdotto la procedura del cosiddetto “consenso meno uno”, in base alla quale il Consiglio o il Comitato degli Alti Funzionari può intraprendere un’azione appropriata, se necessario, anche in mancanza del consenso dello Stato interessato, in caso di violazioni chiare, gravi e non sanate di impegni OSCE,
49. Ricordando che tutte le procedure e i meccanismi messi a punto dall’OSCE nel corso degli anni Novanta nel campo della “Dimensione Umana”, dovrebbero essere considerati per affrontare le nuove sfide che l’Organizzazione fatica ad affrontare,
50. Prendendo atto delle recenti rivolte popolari nel mondo arabo attraverso le quali le popolazioni hanno manifestato per affermare il proprio diritto a esprimere liberamente le loro opinioni e ad essere partecipi dei processi decisionali dei rispettivi Governi,
51. Rilevando che, essendo profondamente mutata la situazione politica nell’area OSCE dagli anni ’90, occorre un rilancio del suo ruolo internazionale nella prevenzione e soluzione dei conflitti, per far fronte a queste nuove sfide, rispetto alle quali – ad esempio nel caso della Libia – la Nato sta giocando un ruolo centrale,
52. Ricordando che nel Consiglio dei Ministri del 1997 svoltosi a Copenaghen, l’OSCE ha formulato per la prima volta la proposta di sviluppare relazioni più strette tra le organizzazioni operanti nel campo della sicurezza, come ad esempio la NATO, e con l’adozione della “Carta per la sicurezza europea” del novembre 1999 a Istanbul, si è affermata l’assoluta necessità dello sviluppo della cooperazione tra organizzazioni internazionali nel quadro delle rispettive competenze, e ai sensi del Capitolo VIII della Carta delle Nazioni Unite,
53. Ritenendo che l’annuale Riunione sull’attuazione della Dimensione Umana non rappresenti un meccanismo sufficiente per verificare in modo efficace l’attuazione, da parte degli Stati partecipanti, degli impegni da loro assunti in materia di diritti umani,
54. Ribadendo l’importanza del controllo parlamentare e dell’effettiva informazione sulle attività dei Governi all’interno dell’OSCE, per poter contribuire a migliorare la trasparenza e il rispetto degli impegni assunti dall’Organizzazione,
L’Assemblea parlamentare dell’OSCE:
55. Invita tutti gli Stati partecipanti dell’OSCE ad attuare pienamente gli impegni assunti nel campo dei diritti umani, delle libertà fondamentali, della democrazia e dello Stato di diritto;
56. Sottolinea che l’OSCE e la sua Assemblea Parlamentare dovrebbero continuare a adoperarsi per la promozione dei valori democratici in linea con gli impegni assunti dagli Stati in sede OSCE;
57. Ribadisce l’importanza di elezioni libere ed eque al fine di salvaguardare e consolidare lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali in tutti gli Stati partecipanti dell’OSCE;
58. Invita tutti gli Stati partecipanti dell’OSCE ad applicare le procedure esistenti, tra cui, solo se necessario, la procedura del “consenso meno uno”, in conformità con le disposizioni contenute nel Documento di Praga su un ulteriore sviluppo delle istituzioni e delle strutture dell’OSCE (30 e 31 gennaio 1992), in caso di violazioni chiare, gravi e non sanate di impegni OSCE;
59. Ritiene che le recenti rivoluzioni democratiche in Nord Africa e in Medio Oriente siano di grande rilevanza per i paesi dell’area OSCE dato che potrebbero ispirare la gente di questi paesi a cercare un maggior grado di democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani, e che l’Organizzazione e tutti i suoi Stati partecipanti dovrebbero pertanto intensificare i loro sforzi per assicurare che ci siano forme legittime e democratiche di governo non solo nelle regioni del Nord Africa e del Medio Oriente, ma anche nei loro paesi;
60. Invita il Consiglio dei Ministri dell’OSCE a prendere in considerazione la creazione di missioni di rapida reazione in grado di contribuire al coordinamento delle risposte alle crisi internazionali, come i movimenti migratori di massa;
61. Esorta il Consiglio dei Ministri dell’OSCE ad adottare mandati a lungo termine, almeno triennali, per le missioni OSCE sul campo;
62. Invita l’Ufficio OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani ad analizzare le leggi elettorali e le prassi negli Stati partecipanti dell’OSCE al fine di individuare le migliori pratiche e tracciare i criteri per l’osservazione e la valutazione obiettiva delle elezioni;
63. Esorta inoltre il Consiglio dei Ministri dell’OSCE a garantire che alle missioni dell’OSCE sul campo siano assegnati mandati efficaci che comprendano attività su tutti gli ambiti, ivi compresi i diritti umani e la dimensione umanitaria;
64. Chiede al Segretario generale dell’OSCE di destinare maggiori risorse per le missioni OSCE sul terreno, che costituiscono una delle risorse più importanti dell’Organizzazione;
65. Incoraggia gli Stati partecipanti, con l’ausilio dei parlamentari dell’OSCE, a studiare soluzioni per aggiornare e garantire l’attuazione del Meccanismo di Mosca, come recentemente richiesto da 14 Stati partecipanti sulla situazione in Bielorussia, così da garantire che le gravi violazioni dei diritti umani siano esaminate in modo efficace;
66. Dichiara la disponibilità dei parlamentari dell’OSCE a contribuire a iniziative politiche quali le missioni conoscitive relative a questioni umanitarie;
67. Chiede maggiori contatti bilaterali e regionali con i parlamenti dell’Asia centrale, in particolare con il parlamento del Kirghizistan, attraverso la presenza dell’OSCE sul terreno;
68. Chiede al Consiglio Permanente dell’OSCE di organizzare riunioni quindicinali per esaminare le questioni relative ai diritti umani, da svolgersi con la partecipazione di esponenti della società civile, e che queste siano aperte al pubblico e ai mezzi d’informazione e di procedere così ad una supervisione continuativa dell’attuazione degli impegni OSCE nel campo della Dimensione Umana;
69. Chiede al Consiglio permanente dell’OSCE di prestare particolare attenzione alla violazione degli impegni OSCE nel campo della Dimensione Umana, di prendere regolarmente in considerazione questioni concernenti i diritti umani e di difendere la partecipazione aperta e libera di organizzazioni non governative, come indicato negli impegni OSCE, negli casi dell’OSCE sulla Dimensione Umana, al fine di contribuire alla revisione in corso dell’attuazione degli impegni assunti.
Per la versione in lingua inglese, qui di seguito:
44. Recalling that since 1975, with the Helsinki Final Act, the OSCE has held that respect for human rights and fundamental freedoms is one of the principles that should govern relations among States,
45. Fully aware of the fact that human rights and fundamental freedoms are still routinely violated in some parts of the OSCE area,
46. Noting that in the course of the 1990s the OSCE put into place an array of instruments to monitor the implementation of the commitments undertaken by the participating States with regard to human rights and democracy (the human dimension),
47. Recalling, among the aforementioned instruments, the Moscow Mechanism, established during the Moscow Meeting of the Conference on the Human Dimension in 1991, and the Berlin Mechanism adopted in June 1991 on the occasion of the Berlin Meeting of the CSCE Council of Foreign Ministers,
48. Pointing out that the OSCE’s ability to act, with respect also to the protection of human rights, democracy and the rule of law, was further developed with the adoption of the Prague Document on Further Development of CSCE Institutions and Structures (30 and 31 January 1992), which introduced the procedure of the so-called ―consensus minus one‖, on the basis of which the Council or the Committee of Senior Officials can, where necessary, take appropriate action even without the consent of the State concerned in cases of clear, gross and uncorrected violations of OSCE commitments,
49. Recalling that all the procedures and mechanisms developed by the OSCE in the course of the 1990s regarding the human dimension should be considered in dealing with the new threats facing the Organization,
50. Noting the recent popular uprisings in the Arab world through which the populations of the countries concerned have spoken out in affirmation of their own right to express freely their opinions and to act as participants in the decision-making processes of their respective governments,
51. Taking note also that, given the profound changes in the political situation within the OSCE area since the 1990s, there is a need to re-launch its international role in conflict prevention and resolution so as to deal with these new challenges, regarding which – as for example in the case of Libya – NATO is playing a central role,
52. Recalling that at the Ministerial Council held in Copenhagen in 1997 the OSCE formulated for the first time the proposal to develop closer relations among the organizations operating in the field of security, such as NATO, and that with the adoption in November 1999 at Istanbul of the Charter for European Security the absolute need to develop co-operation among international organizations within the framework of their respective areas of competence and under the terms of Chapter VIII of the Charter of the United Nations was affirmed,
53. Taking the view that the annual Human Dimension Implementation Meeting does not provide an adequate mechanism for effectively verifying the implementation by participating States of their commitments in the area of human rights,
54. Stressing the importance of parliamentary control and effective information on the activities of governments within the OSCE so as to be able to contribute to improving transparency and respect for the commitments assumed by the Organization,
The OSCE Parliamentary Assembly:
55. Calls on all the OSCE participating States to implement in full the commitments they have assumed in the fields of human rights, fundamental freedoms, democracy and the rule of law;
56. Emphasizes that the OSCE and its Parliamentary Assembly should continue to work to promote democratic values in line with the commitments assumed by the OSCE participating States;
57. Reaffirms the importance of free and fair elections to safeguard and consolidate the rule of law and the respect of human rights and of fundamental freedoms in all the OSCE participating States;
58. Calls on all the OSCE participating States to apply the existing procedures, including, only where necessary, the ―consensus minus one‖ procedure, in accordance with the provisions contained in the Prague Document on Further Development of CSCE Institutions and Structures (30 and 31 January 1992), in cases of clear, gross and uncorrected violations of OSCE commitments;
59. Convinced that the recent democratic revolutions in North Africa and the Middle East are of great relevance to the countries of the OSCE area because they could inspire the people of these countries to seek a greater degree of democracy, the rule of law and human rights, and that the Organization and all its participating States should therefore intensify their efforts to ensure that there are legitimate and democratic forms of government not only in the regions of North Africa and the Middle East, but also in their own countries;
60. Calls on the OSCE Ministerial Council to give consideration to the establishment of rapid-reaction missions capable of contributing to the co-ordination of responses to international crises, such as mass migration movements;
61. Urges the OSCE Ministerial Council to adopt long-term, at least three-year, mandates for OSCE field missions;
62. Calls on the OSCE Office for Democratic Institutions and Human Rights to analyse election laws and practices in the OSCE participating States with a view to identifying best practice and outlining criteria for objective election observation and assessment;
63. Further urges the OSCE Ministerial Council to guarantee that the OSCE field missions are assigned effective mandates that include activities in all spheres, including the areas of human rights and the human dimension;
64. Calls on the OSCE Secretary General to allocate greater resources to the OSCE missions on the ground, which constitute one of the Organization’s most important assets;
65. Encourages the participating States, with the assistance of the OSCE parliamentarians, to study solutions for updating, and guaranteeing the implementation of, the Moscow Mechanism, as recently requested by 14 participating States with respect to the situation in Belarus, so as to ensure that serious violations of human rights are effectively examined;
66. Declares the readiness of the OSCE parliamentarians to contribute to political initiatives, such as fact-finding missions to look into humanitarian issues;
67. Calls for greater bilateral and regional contacts with parliaments in Central Asia, in particular with the parliament of Kyrgyzstan, through the OSCE field presence;
68. Requests the OSCE Permanent Council to organize fortnightly meetings to examine issues having to do with human rights, with these meetings to be conducted in a way that is open to the public and the media and with the participation of civil society representatives, and to undertake in this way the continuous monitoring of the implementation of OSCE human dimension commitments;
69. Calls for the OSCE Permanent Council to pay special attention to the violation of OSCE commitments in the human dimension, regularly to consider human rights issues and to defend the open and free participation of non-governmental organizations, as set out in OSCE commitments, in OSCE events in the human dimension, in order to contribute to the ongoing review of implementation of commitments;
Da Che Guevara a Cefis: Intervento di Maurizio Bolognetti a Viggiano(PZ)
22 febbraio 2012
Viggiano(20 febbraio) – Il consiglio comunale del piccolo centro della Val d’Agri dove è ubicato il Centro oli dell’Eni si è riunito in seduta straordinaria e aperta, con all’ordine del giorno la questione delle attività estrattive e del monitoraggio ambientale. La seduta, tenutasi presso l’hotel dell’Arpa di fronte ad un folto pubblico, ha visto la partecipazione e l'intervento di Maurizio Bolognetti della Direzione di Radicali Italiani.
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Speciale Giustizia a cura di Ruggiero: Processo Lande del 31-01-12
22 febbraio 2012
Carceri: per la prima volta dibattito Osce a Vienna con testimonianze dirette
22 febbraio 2012
PARLERANNO LA FIGLIA DI YULIA TYMOSHENKO, LA SORELLA DEL CANDIDATO BIELORUSSO SANNIKOV,
L’EX DATORE DI LAVORO DI SERGEI MAGNITSKY E LA SORELLA DI GIUSEPPE UVA, GIOVEDI’ 23 FEBBRAIO 2012
Dibattito organizzato dal Deputato radicale Matteo Mecacci, Presidente Commissione Diritti Umani e Democrazia dell’Assembla Parlamentare dell’OSCE
Nella mattina di giovedì 23 febbraio, a partire dalle ore 9, si svolgerà a Vienna presso la sede dell’OSCE Hofburg Congress Centre, Vienna, Ratsaal, 5th piano. (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) un dibattito sul tema “Sistemi giudiziari e Riforma penitenziaria nell’area OSCE” nell’ambito dei lavori della Sessione invernale della più grande Assemblea Parlamentare regionale che spazia dal Nord America all’Asia Centrale.
Il dibattito, che avverrà alla presenza dei parlamentari dei 55 paesi dell’ OSCE, vedrà per la prima volta partecipare ufficialmente dei testimoni di vicende giudiziarie controverse. Questa iniziativa è stata presa dal Deputato radicale Matteo Mecacci che presiede la Commissione Diritti umani e Democrazia dell’Assemblea OSCE.
Tra gli interventi che precederanno il dibattito tra i parlamentari, si segnalano quelli dell’ex Relatore ONU sulla Tortura Mafred Nowak, di Eugenia Timoshenko, la figlia di Yulia Timoschenko (ex Primo ministro Ucraino attualmente in prigione), di Bill Browder (ex datore di lavoro dell’avvocato russo Sergei Magnitski, morto nelle carceri russe nel 2009), di Lucia Uva, (sorella di Giuseppe Uva deceduto pochi giorni dopo il suo arresto nel 2008) e di Irina Bogdanova, sorella di Andrei Sannikov, ex Ambasciatore e candidato alle elezioni Presidenziali Bielorusse del dicembre 2010, in carcere da allora).
Parteciperanno al dibattito i Parlamentari dei 55 paesi membri dell’OSCE, dal Congresso USA alla DUMA Russa.
Radio Radicale trasmetterà alle ore 9 l'introduzione e dalle ore 10.30 alle 11.45 circa la fase di dibattito.
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Radiomigrante – osservatorio sul fenomeno dell’immigrazione
22 febbraio 2012
Radiomigrante, a cura di Shukri Said e Andrea Billau
22 febbraio 2012
Sanità, Radicali: la Polverini non ha risposto a nessuna interrogazione sulla sanità, ecco come il governo della regione ha risposto alle denunce di tutti questi mesi
22 febbraio 2012
Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino-Pannella, Federalisti Europei.
Zero è il numero di risposte della Presidente Polverini alle centinaia di interrogazioni rivolta dai Consiglieri regionali del Lazio; zero è la sconsolante cifra, emersa da un controllo del Gruppo radicale della lista Bonino Pannella, indicativa della "leale collaborazione" istituzionale che il Presidente-Commissario ha nei confronti del potere di controllo del Consiglio. Nessuna risposta è stata data a quelle questioni sulla sanità a questioni che prefiguravano, annunciavano e descrivevano quello che è esploso mediaticamente in questi giorni in merito alla situazione dei Pronto Soccorso romani. Ancora una volta all'immobilismo della politica la risposta di sistema è stata la delega alla magistratura della funzione di controllo generale sulla bontà e appropriatezza del governo tecnico ed economico-finanziario del sistema sanitario regionale. I magistrati stanno ascoltando tutti i vertici della sanità a partire dal Direttore regionale Programmazione e Risorse del servizio sanitario regionale. Mentre in Consiglio tutto tace.
Da mesi invano, con tutta l'opposizione, abbiamo richiesto un Consiglio straordinario sulla sanità, invano abbiamo chiesto al Presidente della Commissione sanità Mandarelli di convocare quei dirigenti, direttori generali asl, subcommissari oggi auditi dalla magistratura. L'attività propria di una commissione consiliare che svolgesse con un minimo di serietà il monitoraggio ed il controllo politico sulle attività dell'"esecutivo regionale", a prescindere dal commissariamento, è oggi appaltata alla magistratura. L’ostruzionismo istituzionale della maggioranza a fare il proprio lavoro di controllo sull'esecutivo, a far lavorare il Consiglio, è un dato di fatto, così come lo è la protervia della Giunta nel sottrarsi ad ogni confronto politico nelle sedi ad esso deputate. La magistratura accerterà a tempo debito le responsabilità penali individuali, ma quella politica di scelta di svuotamento delle funzioni proprie delle Istituzioni ha fin d'ora nomi, cognomi e appartenenze politiche precise. I radicali non smetteranno di denunciarlo, documentarlo, ricordarlo nella speranza di una tardiva resipiscenza di persone che non mostrano avere coscienza del ruolo che i cittadini hanno loro affidato.
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Intervista a Federeica Sossi su incontro al Ministero degli Interni delle famiglie dei migranti tunisini scomparsi da marzo 2011
22 febbraio 2012
Direttiva trasparenza, accordi internazionali/Radicali: ottima cosa per il futuro. Ottimo che il governo Monti sia d’accordo
22 febbraio 2012
Inizi a rendere noti gli accordi del passato con Putin e Gheddafi
Marco Perduca (senatore radicale/PD, esponente del Partito Radicale Transnazionale) e Giulio Manfredi (Direzione Radicali Italiani):
Ottimo il progetto della direttiva dell'Unione Europea sulle “rendicontazioni per le società europee”, che imporrà a circa seicento società europee la pubblicazione analitica di accordi e contratti stipulati a livello internazionale. Ottima la dichiarazione di sostegno formulata dal ministro delle politiche europee, Enzo Moavero. Vorremmo, però, che, in attesa del varo della direttiva europea, il governo Monti fornisse un po' di dati e cifre sul passato e sul presente. Vorremmo che i cittadini italiani fossero messi a conoscenza dei contratti stipulati dall'ENEL e dall'ENI con società russe (Gazprom ma non solo, vedi “scatole cinesi”). Quanto costa all'ENI un metro cubo di gas russo? Vorremmo sapere il “do ut des” dell'ENI con la Libia di Gheddafi.
La nostra curiosità non ci pare un'indebita interferenza nei conti di ENI ed Enel visto che queste società sono controllate rispettivamente per il 30,30% e per il 31% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Sotto Berlusconi era proibito conoscere alcunchè; pensava ai rapporti con Mosca il fido (e sconosciuto) Valentino Valentini, premiato da Putin col prestigiosissimo ordine di Lomonosov. Tramontata l'era Berlusconi/Valentini, è ora possibile conoscere i termini di accordi che riguardano tutti i cittadini e non solo i padroni dei gasdotti?
Riverseremo i nostri interrogativi in un'interrogazione; sperando che questa volta ci sia una risposta.
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Beltrandi: bene Rai e Governo. Nessun canone è dovuto per il mero possesso di tablet o pc portatili. No a tasse ingiuste che ostacolino la diffusione della tecnologia
22 febbraio 2012
Dichiarazione di Marco Beltrandi, deputato radicale in commissione di vigilanza RAI
Nei giorni scorsi ho depositato due interrogazioni parlamentari sulla vicenda kafkiana dei canoni speciali Rai, una al Governo ed una al DG RAI Lei, presentata in commissione di vigilanza RAI. Ieri sera, finalmente, la Rai, in seguito di un confronto avvenuto con il Ministero dello Sviluppo Economico, ha precisato che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone. Eppure ho presentato le interrogazioni non solo per conoscere quale sarebbe stata, concretamente, la normativa applicata in futuro, ma anche quella applicata in passato, poiché nei giorni scorsi mi erano arrivate numerose segnalazioni da parte di artigiani, imprenditori, professionisti, in cui lamentavano il fatto che la nuova tassa era già stata reclamata in pagamento. Prova ne sia che molti cittadini hanno già ricevuto i bollettini contenenti richieste di versamenti di importo variabile, dai 200 ai 6 mila euro.
Secondo quanto dichiarato dall’azienda, "La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più televisori".
Si è scongiurato così il pericolo che il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone possa essere tassato. Ciò è molto importante perché la nuova tassa sarebbe stata oltre che iniqua anche dannosa perché in grado di disincentivare la diffusione della Rete nel caso in cui si fosse proseguito nel pretendere di allargare gli abbonamenti speciali' a professionisti e aziende per il solo fatto di possedere strumenti di lavoro indispensabili per attività economiche e commerciali.
Una Rai che versa in difficoltà non può adottare comportamenti illegittimi per “necessità”, perché ogni illegalità deve essere combattuta. Se invece si fosse trattato di un semplice eccesso di zelo, il danno fortunatamente è stato minimo grazie fiere lamentele degli italiani. Mantenere un rapporto sano, costante, con la società che dovremmo regolare con leggi e tasse giuste ed efficienti, non vessatorie è fondamentale per non fallire la missione che ci è stata affidata.
Questa volta, almeno si è avuta un’amara consolazione: i firewall approntati per il rispetto dello stato di diritto hanno funzionato e l’errore è stato corretto quasi subito, contribuendo alla riduzione del danno.
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Beltrandi: bene Rai e Governo. Nessun canone è dovuto per il mero possesso di tablet o pc portatili. No a tasse ingiuste che ostacolino la diffusione della tecnologia
22 febbraio 2012
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